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revolver e salvarsi al galoppo.... Troppo bello.... Povero Rodion!...

E questo nome ricadeva ogni tanto sulla conversazione spegnendola.

La sera calava sulla strada: nella vasta stanza l’aria non era più che un fumo, nel quale si confondevano mobili e persone, ma nullameno tutti seguitavano a fumare. Ogareff si era seduto famigliarmente sul tavolo, Andrea Petrovich non aveva lasciato il pianoforte, Lemm era andato ad appoggiarsi alla scrivania. Così piccolo e poveramente vestito, spariva quasi entro una vecchia giacca troppo ampia, che gli faceva una figura goffa; ma la sua faccia acuminata di volpe, a certi momenti, quando la luce della finestra vi cadeva di sbieco, diventava sinistra.

— Che facciamo qui? chiese improvvisamente: tu, Ogareff, mi avevi detto che avresti tentato un espediente tuo per salvare Rodion.

— L’ho fatto; aspetto la risposta qui.

— Qui!

— Oh! esclamarono in coro: da chi? Perchè non dirlo subito? Come lo sapevi tu solo, Sergio Nicolaievich?

— Aspettiamo, disse solennemente Ogareff.

— La solita parola russa, aspettiamo: ribattè Fedor.

— Finiscila dunque colle tue impazienze di artista, gli si volse Lemm. Tutti così voi altri creatori di frasi; credete di aver fatto qualche