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— E quando pure lo indovinassi?

— Mi aiuterete. Io sono vecchio, anche più di quanto lo sembri. Vi farò entrare nel Comitato Esecutivo, del quale v’impadronirete in pochi giorni, mentre io non vi sono riuscito in cinque anni. Avete ragione: la politica non sopporta altre passioni, bisogna amarla per sè stessa rinunciando a tutto per mettersi al disopra di tutti. Io non lo posso; sento che per Tatiana sarei pronto a dimenticare tutto. Vedete; da che sono ritornato, non mi riconosco più lo stesso uomo. Quando poco fa la stringevo svenuta fra le braccia, mi è sembrato per un momento che morisse, e ho provato l’angoscia del vuoto eterno.

— Non odiate più nemmeno lo Czar?

Gli occhi del principe rifiammeggiarono.

— Quell’uomo, esclamò, ha potuto non amarla! La sua profondità di bruto supera quella stessa dello spirito.

— L’avreste ucciso, se ella lo avesse amato?

— Sì, ma non si amarono: ecco il mistero. Potevo uccidere lo Czar; e poi? Gli ha ella ceduto in quel colloquio? Vi ho pensato spesso, spogliandomi di ogni qualità di marito, e non sono giunto a decidermi per alcuna soluzione. Odio istintivamente quell’uomo; eppure non sono certo di credere che sia stato l’amante di mia moglie. Ella da quel giorno fu impenetrabile d’indifferenza; se ha voluto lo Czar ai propri piedi, o non le riuscì o non le basterebbe più.