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— Confessate?...

— Che cosa?

Il principe sentì di perdersi nell’uragano, che lo squassava; la donna, come sempre in questi casi, aveva già riacquistata la propria superiorità. Ma il principe nella confusione di un dolore anche più violento della collera non capì quello, che stava per dire; gli rimaneva solo la coscienza di uno strazio inesplicabile, e come un fanciullo gridò singhiozzando:

— Perchè dunque?

Ansava. Si vedeva che non poteva piangere e nemmeno pensare. Tatiana lo contemplava, accumulando inconsciamente le energie della resistenza; l’egoismo vitale le toglieva di partecipare a quell’angoscia.

Ma quando il principe potè parlare, le loro volontà si cozzarono come due montagne di ghiaccio. Erano troppo forti per minacciarsi scambievolmente, e tuttavia le loro spiegazioni avevano la terribilità della morte.

— Mi avete tradito.

— Non fui mai vostra moglie.

— Sia, ma la vostra parola...

— Adesso avete la mia vita.

— La vostra vita! esclamò con uno scoppio di rimpianti, che la fece fremere: la mia vita eravate voi, ora non ho più nulla. Un assassino non potrebbe offrire la propria vita ad una mamma dopo averle ucciso il figlio. Allora, perchè ucciderlo prima? Ma vi è un mistero qui...