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e di prendergli la testa sulle ginocchia, che Vaska arrivava a tutta carriera. Sebbene fosse disfatta, nessuno sospettò dell’accaduto; la disgrazia di Giaour spiegava tutto.

Tatiana ammalò, ma imitando lo zio non voile medici. Per lunghe settimane rimase a letto, poi si chiuse nella propria camera in un silenzio di malaugurio, che nemmeno lo zio vivamente impressionato di quel mutamento osava rompere. Il suo volto dimagrito, illuminato dai grandi occhi cilestri, esprimeva tratto tratto uno di quei grandi dolori, che cangiano le epoche della vita, e d’una fanciulla fanno una donna, o di questa una vecchia. Aveva perduto ogni brio, non strapazzava più nemmeno i servi. Questi la credevano toccata dalla grazia del Signore, avendola più di una volta sorpresa in ginocchio davanti alle iconi nel fervore della preghiera. Infatti Tatiana, resa quasi pazza dal terrore di essere incinta, si prosternava dinanzi ai santi, chiedendo loro la grazia di farla piuttosto morire. Furono quattro mesi di una tortura inesprimibile, poi un altro spavento la colpì. Agli angoli della bocca le comparvero alcune granulazioni: sarebbe mai l’ulcera del mento di Topine?

Avrebbe voluto consultare un medico, ma una paura anche maggiore glielo impediva; e se questi avesse indovinato tutto?

Non dormiva quasi più. Malgrado ogni sforzo si vedeva sempre in quella caverna, soffocata