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rorizzata da un gruppo di studenti, che aveva potuto dichiarare guerra all’impero, uccidendo uno czar e tenendo l’altro prigioniero nel suo palazzo. Là tutto era ancora possibile. La Russia autocratica e piena di piccole repubbliche cosacche, col comune socialista e un governo senza libertà, si avanzava lentamente come una inondazione nell’Asia, tentando di arrestare contemporaneamente in sè medesima il progresso della civiltà. Solo nella Russia l’incredulità pessimista rinnovava ancora i miracoli delle fedi religiose, e il dolore del popolo poteva essere il prognostico più sicuro della sua grandezza.

L’inverno seguente Loris ritornava a Pietroburgo.

V.

Tatiana rimase sola nella caverna; a quell’ora le contessine Oglobine e Vaska dovevano essere sulle sue traccie, spaventati da quell’assenza. Uscì tentando di correre malgrado le fitte, che l’arrestavano, mentre la foresta le oscillava intorno come squassata da un uragano.

Da lungi risuonava un galoppo.

Il suo bel cavallo, sempre così sdraiato, aveva la gamba destra anteriore spezzata; ella ebbe appena il tempo di sdraiarglisi accanto