Pagina:Oriani - Il nemico, vol.2.djvu/112


103

loro entusiasmo scoppiava in gesti e grida cannibalesche.

Quindi la catena si spezzò in tanti anelli, che rotolarono sul pavimento, rimbalzando intorno al trono.

La dea si raddrizzò. La sua testa olimpicamente altera conservò sulla bocca quell’espressione dolorosa, le mani le caddero lungo i fianchi, e le sue coscie le si allargarono ancora, mentre il ventre palpitando più violentemente sembrava soffrire quasi le angoscie del parto.

Tutti si avventarono simultaneamente al trono per salirne i gradini, schiacciandosi con trasporto frenetico. Erano grida rauche, urli e lotte disperate, nelle quali l’oblìo del sesso e dell’età permetteva ogni trionfo della forza. Ma sulla piattaforma, presso la dea, ridiventavano improvvisamente immobili. Poi s’inginocchiavano, la baciavano ai piedi, sui ginocchi, sotto al ventre; quindi si rialzavano barcollando, gli uomini le baciavano il seno per memoria del latte succhiato alla nutrice, e le donne invece si stendevano sulla sua bocca.

Ella rimaneva immota. I suoi occhi fisi sopra una lampada non avevano un tremito, il suo ventre solo tremava sempre. Un effluvio di amore e di terrore saliva intorno a lei coll’alito ardente di tutti i fedeli; qualcuno dimentico delle prescrizioni terribili le errava un istante colle mani tremule sulle carni, altri stringeva il suo manto. Una fanciulla le era caduta bocconi ai piedi, e si