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la prima volta la propria potenza. Ella doveva essere senza dubbio un forte carattere per imporsi così all’adorazione di numerosi fanatici. L’imponenza del suo volto, lo splendore ardente de’ suoi grandi occhi, e sopratutto quella indefinibile alterigia, che nullameno si era scomposta sotto la fredda lusingatrice violenza del suo attacco, rivelavano una natura superiore. In quella setta misteriosa dei Klysty, derivata da un ritorno puerile al vangelo primitivo, e discesa grado grado nel più demente e lascivo misticismo, l’adorazione della donna non poteva essere che l’ultima sconfitta della virilità. Come la loro ragione si era prima smarrita sulla traccia di Dio per chiedergli la spiegazione della vita, il loro sentimento si perdeva nel senso dinnanzi alla donna. L’estasi della rivelazione, ottenuta coll’ebbrezza dell’amore sensuale, era per quei fanatici la soluzione del problema umano e divino; quindi la donna, nella quale si elabora la generazione, questo mistero dei misteri, doveva essere per loro il maggiore dei simboli.

Loris si domandava per quale strano processo quella donna aveva potuto elevarsi tanto alto. Evidentemente la Boghiniia era ricca, e poichè Topine lo aveva condotto da lei, giudicandolo bello, questa vivente divinità si permetteva i capricci di tutte le altre donne. Diventando l’amante della Boghiniia arriverebbe dunque alla ricchezza. Loris sapeva che i capi di tutte le sette