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voi non pensavate niente. Gli pare strana, almeno quanto la prima, e si mette a rider di novo. E cosa vuol dir questo? Che quel contadino sa benissimo, quantunque non sappia di saperlo, che l’idea del grano non è nel modo del grano reale, ma è. Sa anche di più (e lo sa necessariamente, Perchè, come potrebbero star da sè due cognizioni, non aventi per oggetto altro che due diversi modi?); sa che il grano pensato e il grano veduto, val a dire, in genere, ciò che è presente alla sua intelligenza, e ciò che opera sul suo sentimento, è lo stesso identico essere, sotto le due diverse forme, dell’idea e della realtà. Infatti, andate a trovarlo sull’aia, quando ha davanti a sè, ridotto in un bel mucchio, il grano raccolto da quel campo; e vi dirà, senza aspettare che l’interroghiate: eccolo lì, per bontà del Signore, quel grano a cui pensavo là nel campo: se ne rammenta? Donde nasca poi, che queste verità così comuni a tutti gli uomini, così sottintese, anzi indirettamente espresse in tutti i nostri raziocini; donde nasca, dico, che, quando una filosofia osservatrice e veramente esperimentale, le cava fuori dal tesoro comune dell’intelligenza, e separandole, liberandole, dirò così, dall’uso pratico e continuo che ne facciamo, le presenta staccate e svelate, per farle riconoscere esplicitamente; insorgano tante difficoltà, tante repugnanze è una questione che vi leggo negli occhi, che vi vedo aleggiar sulle labbra; ma è una di quelle che dobbiamo per ora lasciar da una parte. La soluzione la troveremo poi, insieme con molte altre, molto più importanti, studiando insieme. Intanto, abbiamo riconosciuta e messa in sicuro la verità, che serve al nostro assunto. L’inventare non è altro che un vero trovare; Perchè il frutto dell’invenzione è un’idea, o un complesso d’idee; e l’idee non si fanno, ma sono, e sono in un modo loro. L’avete detto voi. Non vi venisse in mente di tornare indietro. Guai a voi, vedete!

secondo.

Se dicessi che penso su questo punto come pensavo prima.... in verità pensavo ben poco, anzi non saprei dire neppur io cosa pensassi per l’appunto.... non sarei sincero. Vedo però, che sono cose che, per intenderne una bene, bisogna intenderne insieme dell’altre molte.

primo.

Bravo! si studierà insieme.

secondo.

Ma intanto, osservo una cosa: che siamo ricaduti, senza avvedercene, nella prima questione: se non è anche questo un tiro che m’avete fatto. Si doveva cercare dov’era l’idea; e s’è tornati a discorrere se era o non era.

primo.

Perchè non se n’era discorso abbastanza a suo tempo. Avevate fatta una concessione, attaccandoci una protesta; pareva che diceste: Iuravi lingua, mentem iniuratam gero. Bisognava, o rifare, ma davvero, il primo passo, o andare senza veder dove.

secondo.

Non ci ho che dire; ma vi resta ora da sciogliere la seconda questione, la quale è ancora intatta. M’avete bensì fatto dire che l’idea, dopo che l’artista è riuscito a inventarla, è nella sua mente; ma non era questo che si cercava. Si cercava dove potesse essere prima di venire in mente, nè a quell’artista, nè a nessuno.

primo.

Appunto. Codesto me l’avete a dire in latino.