Redentor della figlia con immenso
Prezzo di doni: e in man tenea ravvolta
All’aureo scettro l’insula d’Apollo
Saettante divino. Supplicando 20Orò le schiere e sommamente i due
Figli d’Atreo sovrani duci al campo.
O Atridi, o Danai coturnati! A voi
Gl’immortali d’Olimpo abitatori
Dien espugnata la città guerriera 25Di Priamo, e lieto alle paterne sedi
Ed a figli il ritorno, a me la mia
La mia figlia diletta a me rendete
Accogliendo i miei doni ed onorando
Il lungi-oprante arcier prole di Giove. 30Tutti fremean concordi. Il sacerdote
Venerarsi, e accettar l’inclito prezzo.
N’increbbe alla turbata alma d’Atride,
Che lo caccia insultando e gli minaccia:
Ch’io non t’incontri, vecchio, appo le navi, 35Nè più indugiarti nè tornarvi mai,
Ch’ei non ti gioverà forse lo scettro
Nè l’infula d’Apolline. A costei
Non darò libertà, se la vecchiaia,
Pria non la colga nella nostra reggia, 40Tela in Argo tessendomi e trapunti
Fuor della patria, e del mio letto ancella.
Va, nè crucciarmi, se reddir vuoi salvo.