Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/580

570 GUERRE GOTTICHE

e dichiaratisi padroni di quella regione obbligarono Valeriano, fallitogli il proposito, a rimoverne sua oste.

II. I Gotti campati dalla battaglia occuparono, tragittato il Po, Ticino città ed i luoghi circonstanti ove si elessero a re Teia, il quale rinvenendo in quelle mura tutto il tesoro messovi in serbo da Totila deliberò aescare con danaro i Franchi ad una confederazione seco. Chiamati inoltre da ogni banda i Gotti li mise in punto ed esercitò, giusta l’opportunità del tempo e delle circostanze, al maneggio delle armi. Narsete, uditone, comandò a Valeriano di tenere in accuratissima guardia il fiume, onde togliere al nemico l’agio di ripassarlo, ed egli col rimanente esercito pigliò la via di Roma. Giunto poi nella Tuscia s’ebbe Narni a patti, e nella città di Spoleto, tuttavia aperta, lasciò un presidio coll’ordine di riedificarne prontamente il muro dove atterrato aveanlo i Gotti. A simile fece tentare la perugina guernigione capitanata da Meligedio ed Ulifo, romani disertori. L’ultimo, instigato con grandi promesse da Totila, ucciso avea proditoriamente Cipriano, di cui era lancia, in allora governatore del presidio. Meligedio, assentendo a Narsete, deliberò co’ suoi di cedergli la città, se non che appalesatasi la trama Ulifo coi propri militi alla scoperta congiunrogli contro, ma spentolo in fine con quanti seguivanne le parti, accolse in Perugia le truppe romane. Del rimanente qui pure si fé manifesta la divina vendetta, la quale punì Ulifo stesso laddove egli avea da prima spento Cipriano. Di tal modo procedevano le cose in que’ luoghi.

III. I Gotti entro Roma alla notizia che Narsete