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LIBRO QUARTO 555

guarentirsene, occupandola. Narsete adunque di fitta notte vi spedì cinquanta scelti pedoni coll’ordine di stabilirvisi e difenderla valorosamente; questi giuntivi senza incontrar uom de’ nemici vi si tennero in quiete, aventi a basso e lungo il sentiero testè da me ricordato un torrente, sì uniti che toccavansi l’un l’altro, ed in ordinanza tanto quanto lo comportavano le angustie del luogo. Non appena l’aurora ebbe disvelato la faccenda il re adoperossi del suo meglio per iscacciarneli, ordinando a tal uopo ad una mano di cavalieri che li volgessero in fuga. Costoro con grande strepito ed alte grida si avanzano tutti speranza che al primo assalto forzerebbonli a ritirarsi; ma i Romani strette vie più le file e riparati dagli scudi stavansi pronti ad accogliere la turma che di galoppo ed alla rinfusa traeva a quella volta. Di più insiem percuotendo gli scudi e spesso ed acconciamente vibrando le aste fecero valorosissima resistenza spaventandone i cavalli col non interrotto fracasso ed i cavalieri colle punte delle aste rivolte lor contro. Gli animali addivenuti fieri per la malagevolezza del suolo e per l’inudito romore erano sul cedere nè aveanne, chiuso ogni passo, il mezzo, e quelli in arcione più non sapevano che si fare vedendosi impotenti a vincerne la pertinacia, e di fronte ad uomini cotanto ardimentosi e fermi. Disperati allora della riuscita rinculano per cimentarsi ad un secondo assalimento, e scontratavi la eguale opposizione danno altra fiata le spalle: in fine dopo ripetute pruove cessano di molestarli. Speditevi poscia replicatamente nuove truppe queste ebbero mai sempre a sperimentare