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LIBRO TERZO 429


III. Liberio dopo tali avvenimenti non avendo più forze per assalire e combattere il nemico, ed osservato che la vittuaglia non potrebbe lungo tempo sovvenire ai bisogni de’ molti seco rinchiusi, fatta vela di là con tutto il presidio navigò di segreto a Panormo. Totila ed i Gotti allora, posta a saccomanno quasi interamente la Sicilia, caricarono lor navi d’enorme quantità di cavalli ed altro bestiame, di grano e biade comunque, delle ricchezze in fine, grandissime per verità, ivi raccolte, ed all’improvviso voltarono le prode verso l’Italia istigativi dal seguente motivo. Il re avea inalzato alla questura un originario di Spoleto per nome Spino. Questi soggiornando in Catania, città spoglia di mura, cadde in potere degli imperiali; allora il re bramosissimo di redimerlo, proposene il cambio con illustre romana prigioniera, se non che gli altri dichiararono fuor di proporzione la permuta d’un magistrato con donna. Il mancipio adunque pigliato a temere di sua vita promise loro che persuaderebbe a Totila di trasferire l’esercito in Italia, ed obbligatovisi con giuramento indusseli ad accogliere la reale proposta. Tornato per tanto libero espose a Totila, non appena venutogli innanzi, che male i Gotti provvedevano a sè stessi col indugiare nell’isola dopo averla messa quasi totalmente a ruba, per cupidigia di conservare le poche munizioni da loro guardate; gli soggiunse inoltre con asseveranti parole che nella sua prigionia aveva inteso la morte di Germano, imperial nipote, e l’arrivo in Dalmazia dell’esercito di lui ora capitanato da Giovanni e Giustiniano, genero l’uno l’altro figlio del defunto, i quali raffardellerebbero di