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LIBRO TERZO 397

che il duce si desse a raccogliere truppe nella Tracia, ed in allora al venire con esse e’ non avrebbero più mezzo di opporgli valida resistenza; doversi pertanto indugiare sino al comparir di lui, e non appena entrato in città, e messosi a frequentare la reggia, di notte ferma all’imprevista ed armati di pugnali assalirebbero il luogo per ispegnere d’un colpo ed il regnante, e Belisario, e Marcello, potendo così vie meglio disporre a buon termine le cose. Marcello udito il tutto da Leonzio non volle incontanente prevenirne Giustiniano, ma temporeggiò gran pezza, paventando colla troppa fretta perdere alla cieca Artabano. Il perchè Germano sul timore che il soverchio indugio desse adito a sospetti, come in realtà fu il caso, sciorinò per filo e per segno tutto il macchinamento a Buze ed a Costantiano.

V. Passato quindi un numero di giorni, al divolgarsi prossimo l’arrivo di Belisario, Marcello fece sua riferta all’imperatore, il quale ordina tosto la prigionia d’Artabano e degli altri complici fidandone ad alcuni magistrati il processo. Rendutasi già manifesta ed evidentemente da lettere comprovata la trama, l’intero senato per ordine di Augusto ragunossi nel palazzo ove era costumanza di giudicare i litigj, e letta la confessione avuta co’ tormenti dai ditenuti pronunciò felloni Germano ed il costui figlio Giustino; ma di leggieri purgaronli dalla colpa, testimoniando a pro loro, Marcello e Leonzio, imperocchè questi e Constanziano e Buzes con giuramento dichiararono esenti entrambi dalla colpa di reticenza, e le cose avvenute come io testè mirrava. Laonde il senato assolvè a pieni voti e