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396 GUERRE GOTTICHE

eseguimento all’ordine di Marcello. Se non che Arsace dopo un fermo rifiuto, come scrivea, stettesi in guardia dal profferir verbo sulla congiura. Giustino allora domanda a Caranange se fosse a lui venuto Arsace per consiglio d’Artabano: «Nè tu, per Dio, avrai osato confidare l’arcano ad uomo di tal fatta; che se volessi aiutarmi di profittevoli suggerimenti, potremmo forse mettendoci d’accordo riuscire a grandi imprese.» Caranange disvelogli candidamente le pratiche di già tenute con Artabano ed Arsace.

IV. Promessasi da Giustino zelantissima cooperazione all’opera ed il consentimento del genitore, questi propose una conferenza coll’intervento di Caranange, e ne fu stabilito il giorno. Fatto quindi partecipe dell’appuntamento Marcello persuadelo a mandarvi amica persona, la quale possa testimoniare d’udita quanto verrebbe dal fellone esposto. Quegli destina Leonzio, genero di Atanasio, uomo fidissimo ed incapace di tradire la verità. Germano accoltolo in sua casa lo colloca nel triclinio, laddove appunto dispiegavasi una tenda stesa innanzi al letto su cui di consueto banchettava, ed egli con Giustino si tenne al di fuori. Introdottovi quindi Caranange, Leonzio chiaramente ascoltò le trame da costui ordite con Artabano ed Arsace; e tra le molte sue proposte eravi che s’eglino morissero l’imperatore prima della tornata di Belisario in Bizanzio, non potrebbe giugnere a buon fine parte alcuna de’ loro divisamenti; poichè volendosi consegnare a Germano il poter supremo avrebbevi ogni verisimiglianza