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LIBRO TERZO 365

adoperatovisi l’intero esercito venticinque giorni1 col massimo fervore, sembrò risarcito il muro da per tutto ne’ luoghi danneggiati. I Romani allora quanti eranvi a stanza lì presso, tornarono a popolarla per desìo di riabitare nuovamente lor patria, e di sottrarsi dalla carestia di vittuaglia sin qui tollerata, avendovi il duce imperiale apprestato in grande copia i bisogni della vita coll’introduzione di moltissime navi cariche d’ogni maniera d’annona.

II. A tale saputa re Totila mosse di subito con tutto l’esercito, e fu per assalirla prima che Belisario avesse fatto assicurare gl’ingressi con nuove porte, essendo state le antiche distrutte dai barbari, le quali per inopia di fabbri alla venuta de’ nemici doveansi tuttavia mettere in opera. Le truppe di lui approssimatesi alla città s’attendarono presso del fiume Tevere per consumarvi quella notte, e la dimane coi primi raggi del sole ribollenti di sdegno spargonvisi tumultuose all’intorno; Belisario allora pone eletta di prodissimi guerrieri, in luogo delle porte, agli ingressi, e comanda agli altri che da’ merli con ogni lor possa adoprinsi a respignere gli assalitori. Surse ostinatissima pugna, nutrendo nel suo principio i barbari grande speranza di addivenire col primo urto in un batter di ciglia padroni delle mura, quindi suscitatosi ostacolo nella impresa e ributtati con prodezza somma dai Romani si fanno vie più pertinaci nel cimento, stimolandone

  1. Così nel mio testo, e non quindici come altri traduce. Greco πέντε καὶ εἴκοσιν.