Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/369


LIBRO TERZO 359

ficoltà del luogo e da' lavoratori di Tulliano, riuscirono a fugare i nemici apportando loro grandissima strage. Alla quale riferta il re gotto stabilì abbattere Roma, e messovi a quartiere il più dell'esercito farsi col resto a combattere Giovanni ed i Lucani. Pigliò dunque a sfasciarla di muro in parecchi luoghi, e di già il diroccamento agguagliava quasi il terzo dell'intera circonferenza. Divisava eziandio mandarne i più belli e magnifici edifizi in fiamme, e ridurla pascolo di armenti, quando Belisario, saputone, inviogli lettera ed oratori.

II. Questi presentatisi al re ed esposto il motivo dell'ambasceria, consegnarongli la scritta concepita a un di presso nel modo seguente : «Come il decorare le città con nuovi ornamenti tu trovato de' saggi e di chi sapea ben vivere alla civile; così il distruggere quelli in opera è azione da stolti, i quali non prendonsi onta di trasmettere alla posterità monumento sì chiaro della pessima loro natura. Ognuno confessa il primato di Roma, per grandezza e magnificenza, sopra tutte le altre città illuminate dal sole, conciossiachè non bastarono alla sua costruzione le forze di di un solo, nè in breve tempo ella salì a tanta celebrità e splendore. Molti imperatori al contrario, copia somma di eccellentissimi personaggi, larghezza di tempo ed immensa pecunia trasferitavi da tutto l'orbe ivi ragunarono, oltre il rimanente, ed architetti ed artefici. Di tal guisa i nostri avi ridottala a poco a poco quale tu vedi, tramandarono ai posteri la memoria di quanto e' valessero; pertanto col danneggiarne le opere, ci renderemmo ingiuriosi a tutte