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LIBRO SECONDO 147


munque si fosse la cosa, egli è fuor di dubbio che l'odio, non potendo strigner lega colla giustizia, indusse Cosroe a dare il bando alla pace.



CAPO III.
Simeone ucciso dagli Armeni. — Amataspe succedegli nella prefettura. — Questi accusato da Acacio incontra morte per volere di Giustiniano. — Sommossa della regione prodotta dalle crudeltà di Acacio, il quale vi perde la vita. -Mandata di Sitta a far vendetta dei ribelli, e sua fine pugnando. — Nefandissima azione di Buzez, surrogato al defunto, contra l'arsacida Giovanni — Il costui genero Massace, avuta la prefettura dell'Armenia, implora con veemente aringa il favore di Cosroe. — Il quale risolve di guerreggiare i Romani.

I. L'assunto incarico mi porta ora alla narrazione d'un singolare avvenimento, che è uopo riferire all'epoca delle cose antedette. Quel Simeone traditor di Farangion ai Romani e premiatone da Giustiniano con alcune borgate dell’Armenia1, fu insidjosamente uc-

    prudentemente arrestossi, e, per avarizia non provvedere l'occorrente che tardi; invece perdersi dietro vani studi, e scrutare con dannata curiosità la natura di Dio; intanto per crudeltà e tirannide non volere abbandonare le armi, né debellare il nemico, sordidamente risparmiando quanto a tal uopo dovea aver pronto: ecco la sua condotta. Perciò regnante lui per l’universo mondo scorse a fiumi e a laghi il sangue de' Romani, e di tutti i barbari».

  1. (1) V. lib. i, cap. 15, § 7 e seg.