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figli, delle mogli, e della patria: massimamente poi che il rimanente esercito loro continuava ad essere afflitto da malattie. Quindi alzatisi i più ragguardevoli dell’esercito contro Cosroe, lui ingiuriavano, accusandolo di essersi fatto spergiuro ed empio, perciocché avea ad un tempo violata la religione del giuramento, e il diritto comune delle genti; ed anzi confermata già pace ed alleanza coi Romani, con ingiusta guerra ne devastava poi i paesi, assaltando di tale maniera uno Stato per antichità e dignità senza uguale sulla terra, e ch’egli battagliando non era capace di vincere. Ed erano già i suoi soldati omai volti a qualche gran novità. Di che temendo Cosroe, volse l’animo a trovar rimedio al male; e incominciò dal rileggere una lettera, che recentemente l’Augusta avea scritta a Zabergane. La lettera diceva così. "Di che animo, o Zabergane, siamo verso di te, non dubitando che non sii per essere favorevole alle cose nostre, tu facilmente puoi averlo compreso quando ultimamente fosti ambasciatore da noi. Per lo che pienamente corrisponderai coi fatti al concetto che ho di te, se al re Cosroe persuaderai d’essere di animo amichevole verso il nostro Stato. Il che ove tu faccia, ti do parola che amplissimo premio otterrai da mio marito, il quale devi sapere che nulla fa senza il voler mio". Letta adunque codesta lettera Cosroe ebbe a dire ai principali de’ Persiani ch’erano seco, essere egli per meravigliarsi assai, se eglino facessero conto di uno Stato che veniva governato da una donna: e con questo tratto potè ritenere l’impeto, a cui erano per abbandonarsi contro di lui. Però temette, che Be-