Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/56

26

copio, che sì liberamente scrivendo, e dappertutto i fatti riprovevoli di Giustiniano stesso chiaramente esponendo, a lui presentasse quei suoi libri medesimi, e questi corressero per le mani di tutti, né alcuno reclamasse, né se ne dolesse Giustiniano, il quale anzi a lui commise di scrivere l’Opera sugli Edifizii da esso Imperadore fatti in tante parti innalzare; e di più lo nominò prefetto urbano, quasi delle Storie scritte premiandolo.

E non é a dir certamente che intorno alla condotta di quell’Imperadore nelle Storie che diconsi pubbliche alcuna cosa dissimulasse: chi anzi in esse più diffusamente che nella Storia segreta espose di Giustiniano la crudeltà, l’avarizia, la perfidia verso gli amici, la fede violata coi nemici, l’odio verso i buoni, l’affetto verso i tristi, le umane e le divine leggi, ed ogni cosa infine pervertita a capriccio di Teodora. Egli dice francamente come Giustiniano non ardì liberare Giovanni cappadoce da Teodora perseguitato per ingiurie private, e falsamente accusato di ribellione. Dice, che Giustiniano gli spedì messi per informarlo delle insidie di Teodora; e che finì con condannarlo all’esiglio, e confiscargli tutti i beni, a ciò incalzandolo sempre più Teodora, non ostante che lo tenesse sommamente, e più di ogni altra persona, caro ed amicissimo. Dice, che fatta la pace con Cosroe Giustiniano istigò Ala-