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CAPO III.


Sirte maggiore. Tripoli. I Mauri pacati.


Al di là de’ luoghi accennati sono le grandi Sirti, la cui situazione e denominazione spiegherò. Ivi é rotto il lido dal mare che si é spinto dentro, e che vi si agita e bolle, quasi tentando di recederne con tanta forza, con quanta vi si é intromesso. Forma un lunghissimo arco in quella estensione a guisa di luna: dove cominciano ad aprirsi i lati, la spiaggia é aperta per quattrocento stadii; e la tortuosità non gira meno di sei giornate di cammino, formando ivi il mare un seno abbracciato dal continente. Se da vento, o da tempesta spinta una nave entra una volta in quel seno, essa non può più tornare indietro, ma é costretta ad andare innanzi come se da forza violentissima venisse tratta. Dal quale infortunio di esse navi credo, che gli antichi dessero a quel luogo il nome di Sirti. Ne con navi più grandi si può toccare il lido, perché ciechi scogli, che occupano la massima parte del seno, non solamente ne impediscono il corso, ma le fracassano; né chi é in quelle navi può salvarsi, eccetto che, seppure tanto possono, gittandosi entro battelli, e con essi, non senza pericolo andare a terra.

Questa spiaggia ha per confine il paese di Tripoli, e per vicini i Mauri, gente barbara, originaria di Fenicia, ed ivi la città di Cida, ove que’ Mauri abitano, stati fino da antichi tempi considerati de’ Romani. Ad impulso di Giustiniano Augusto anche tutti questi hanno