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maniera. Sotto il principato di Zenone si misero improvvisamente i Samaritani in tumulto; ed assaltati in Neapoli i Cristiani mentre celebravano in chiesa la solennità di Pentecoste, molti ne uccisero; misero le mani addosso al loro vescovo Terebinzio, che stava alla sacra mensa, e in mezzo all’ineffabile sacrifizio lo ferirono a colpi di spada, tagliarongli le dita delle mani; ed insultando ai misterii commisero scelleratezze degne di Samaritani, e da tacersi da noi. Quel prelato si portò quindi a Costantinopoli, dove ammesso al cospetto dell’Imperadore, gli fece vedere come era stato malconcio nelle mani. Tutto il fatto narrò ordinatamente, e rammentato la predizione di Cristo, domandò piena vendetta. Commosso l’imperadore Zenone del caso, senza frapporre indugio i colpevoli esemplarmente punì; e cacciati i Samaritani dal monte Garizim, lo diede tosto ai Cristiani, e sulla vetta del medesimo fabbricò un tempio alla Madre di Dio; il qual tempio cinse in apparenza di un muro, ma realmente di una vera macerie: e come al basso nella città pose un forte presidio, a quella chiesa ed a quel muro non mise in custodia più di dieci soldati. Dolor fierissimo ebbero i Samaritani di queste novità; e pieni di rabbia con gran pena tolleravano la condizione, in cui eran caduti; ma dissimulavano e tacevano, a ciò costretti dalla paura dell’Imperadore. Sotto l’impero poi di Anastasio accadde un’altra loro sedizione. Una schiera di Samaritani ad eccitamento di una donna s’introdusse improvvisamente sulla vetta del monte per l’erte rupi del medesimo, giacché la strada che dalla città conduceva all’alto, era guardata dalle sentinelle; né potea