Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/502


per l’opera, che ad aggiunta del colle, a forza di danaro l’Imperadore vi ha fatto fare. Le pietre poi usate per quella giunta sono di straordinaria grandezza: perciocché siccome gli artefici dovevano contrastare colla natura del luogo, ed alzar quella giunta a livello della rupe, abbandonati i metodi volgari, dovettero ricorrere a modi insoliti, ed affatto ignoti. Quindi tagliavano dai monti che sono altissimi fuori della città immensi sassi; e posciaché li aveano lavorati collo scalpello, li trasportavano in questa guisa. Ponevano ognuno di quei sassi sopra un carro della stessa grandezza; e tale regola era per ciaschedun sasso: poi quaranta buoi dei più robusti che per ordine dell’Imperadore si erano scelti attaccavansi ad ognuno di que’ carri, e lo tiravano. E perché le strade che conducevano alla città, non erano atte a dar passo a que’ carri, si andava tagliando il monte di qua e di là, perché desse adito al carro. Con questo mezzo si poté dare al tempio giusta il volere dell’Imperadore, quella tanta lunghezza alla quale fosse proporzionata la larghezza. Ma intanto non potevano gli artefici mettere alla fabbrica il tetto. Per giungere a ciò incominciarono a scorrere per tutti i boschi, e per le selve, e per ogni luogo, in cui avessero udito dire essere alberi grandissimi; e trovarono una densa selva nella quale erano cedri immensamente alti; e con questi coprivano il tempio, misurata avendone l’altezza in proporzione della larghezza e lunghezza. Tanto fece Giustiniano colle forze, e coll’arte umana; ma però dee dirsi che molto contribuì il sentimento di pietà che lo ispirava; e la fiducia dell’onore che glie ne dovea provenire, lo confor-