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duta; e così fece delle terme, che già da tempo erano affatto guaste nella stagione de’così detti veredarii. E come presso al fianco occidentale della città corre un torrente, il quale ivi chiude pienamente il passo; e un ponte, che vi aveano fatto gli antichi, mal situato altronde, e mal costruito, la furia del torrente lo aveva distrutto, sicché non ne rimaneva più vestigio; l’imperador Giustiniano un altro n’edificò sì largo ed alto, che l’antico non sarebbesi detto che una minima parte di esso. Per lo che quando il torrente e gonfio d’acque, ottimamente quel ponte sovrastandogli da un sicuro passaggio.

In Nicomedia ristaurò le terme di Antonino, delle quali la principal parte caduta, attesa la grandezza dell’opera necessaria, non lasciava speranze di rifacimento.

Un gran fiume, oggi detto Sangaro, di corso violentissimo, nel suo mezzo profondo assai, e per larghezza spazioso come un mare, non avea mai a memoria d’uomini sofferto ponte; ma soltanto con molti battelli legati insieme ardivano i pedoni passarlo, come l’esercito dei Medi una volta passo l’Ellesponto per non incorrere l’indignazione di Serse. Ma quel modo di passare su quel ponte non é senza pericolo, perciocché il fiume sovente scompaginati que’ battelli, rottine i legami, ed a suo talento dispersi, nega a’ viandanti il passo. Ora postosi Giustiniano Augusto in animo di costruirvi un ponte, con tale impegno si occupa dell’opera, che senza dubbio essa si vedrà in breve compiuta; e lo argomento dall’avere veduto che a tutte le sue imprese pone la mano Iddio: per lo che fin ora nessuna deliberazione da