Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/428

388

CAPO XI.

Le Mura di Calcide riparate; ristaurata Ciro.
Fortificata Palmira.


Nello stesso modo Giustiniano ristaurò le mura della città di Calcide, che fin da principio deboli, il tempo avea ridotto a pessimo stato; e lo stesso fece del muro esterno. Fu quell’opera assai più forte della prima; e come l’una e l’altra veggiamo al presente, alla solidità egli aggiunse in esse bellezza ed eleganza.

Nella Siria non facevasi più conto alcuno di una città, o borgo, chiamato Ciro, anticamente fondato da Giudei, i quali dalla Palestina tratti nell’Assiria prigionieri dall’esercito de’ Medi, lasciati poi in libertà dal re Ciro, chiamarono dal nome di lui quel luogo in riconoscenza del benefizio ricevuto. Ma coll’andare del tempo Ciro venne trascurata a segno che perdette le sue mura. Giustiniano Augusto pertanto e per provvedere agl’interessi dello Stato, e per divozione verso i SS. Cosma e Damiano, i cui corpi anche oggigiorno hanno sepoltura nella vicinanza, con salde mura che vi pose, col forte presidio collocatovi, colla grandezza de’ pubblici edifizii, e col complesso di varie altre magnifiche cose, di che l’adornò, Ciro divenne una fortunata e bellissima città. Fino dagli antichi tempi essa nell’interno soffriva grande penuria d’acqua, perchè vero è che fuori v’era una fonte copiosissima di acqua dolce; ma questa si rendeva quasi affatto inutile agli abitanti, poichè non potevano trarne l’acqua se non con grande fatica, e con pericolo. La