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mostravasi già prossima a cadere, se non vi si ponesse riparo. Giustiniano adunque per divino favore onorato della cura del Romano impero, e di provvedere per quanto uom possa in ogni parte al pubblico bisogno, non solamente rassicurò quella torre rovinosa, facendola riparare con forti e durissime pietre; ma tutto ancora fortificò il fianco del castello, che rimaneva nudo, cingendolo di saldissimo muro: in tal modo raddoppiando la difesa, col fiume, cioè, e con quel muro robustissimo. Aggiunse pure alla città un muro esterno, spezialmente ove il confluente fa angolo: sicchè non lasciò luogo a’ nemici di tentare verun colpo. Poscia stabilito alle compagnie militari un uffiziale, che ivi sempre stesse, con opportuno presidio quella prima frontiera dell’Impero corroborò. E siccome gli abitanti non potevano più servirsi del pubblico bagno divenuto affatto inutile per le novità cagionate dal fiume, egli a miglior forma lo trasse, e lo adornò nel modo, che di presente si vede. Imperciocchè dove tutta la fabbrica eretta sopra i fornelli destinati a riscaldar l’acqua pe’ lavacri, e volgarmente detta le Chitropode, esposta alla corrente del fiume, era guasta; consolidatane con grossi macigni la parte offesa, altri ripari, ed altre costruzioni vi aggiunse a sostenerla, impedendo al fiume, che più la toccasse: con che alla gente del presidio restituì il comodo, di che prima godeva. E questo è ciò che fece fare in Circesio.

Dopo questa piazza v’é Annuca, antico castello, le cui mura da Giustiniano Augusto, trovate mezzo rovinate, con tale magnificenza si restaurarono, che se le fortificazioni