Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/408

368

rire assetati. Perciò Giustiniano imperadore costrusse un grande acquidotto, per cui derivata l’acqua per tutte le parti della città, sollevò gli abitanti da ogn’incomodo. Fece ivi di più due chiese, una che dicesi la grande, e l’altra dedicata a S. Bartolomeo apostolo. Anche ai soldati edificò parecchi quartieri, onde non fossero molesti ai cittadini.

Le mura della città di Amida, tanto maggiori, quanto minori, erano prossimi a diroccare per la vetustà; ed egli le fortificò quasi di nuovo edificandole; e così fece quella città più sicura. Cosa facesse poi ne’ castelli, che guerniscono i confini di queste città, verrò ora dicendo.


CAPO IV.


Situazione di Rabdio. Giustiniano cinge di mura questo luogo; e ristaura i vecchi castelli, che sono tra Dara ed Amida, o ne edifica di nuovi.


Chi partito di Dara va in Persia, ha alla sua sinistra un paese, che non ammette nè carri, nè cavalli per transitarla. Aperta per quanto può uom lesto camminare in due giorni, va a finire in luogo scosceso e pieno di precipizii; e questo luogo chiamasi Rabdio; e la più parte della via che a Rabdio conduce, è posta tra i confini persiani. Avendo io per la prima volta veduto questo luogo, meravigliandomene domandai agli abitanti come fosse che da ambe le parti suol nemico chiudesse la strada, e quel tratto di terre di dominio romano. Alcuni mi risposero, che una volta quel paese