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niano Augusto pensò in che modo provvedere; e Dio tolse ogni difficoltà; e prestato a un tratto il rimedio pose la città in salvo. La cosa accadde come siegue.

Uno del presidio militare della città, o n’avesse visione in sogno, o per propria ispirazione, presi seco parecchi artefici, avendo entro le mura disegnato il luogo, ordinò che ivi si facesse una lunga fossa, affermando che sarebbesi trovata entro terra una sorgente di acqua dolce. Condotta intorno la fossa per la lunghezza di quindici piedi, un profondo vuoto si apri sotto il terreno; e ciò fu di salute alla città, non certamente per opera e provvidenza degli artefici, ma perchè quanto di sinistro allora accadde, pel beneficio di quella fossa tornò in bene de’ Romani. In questo frattempo per grandi piogge cadute il fiume, di cui parlai, presso al muro rumoreggiando, e gonfio grandemente, non iscorreva più; e notabilmente cresciuto, non avea alcuno sfogo, chè nè il muro gliel prestava, nè il canale. Ristavasi adunque, e spingendo contro il muro le acque, da ogni parte altissimo, fatto era ivi fermo; se non che ad intervalli ineguali andava ondeggiando. Per lo che presto poi ruppe il muro minore; e rovesciata anche parte del maggiore, fattasi una porta, si diffuse per la città, e la inondò quasi tutta, il foro, i portici, le strade, e le case invadendo, così che ne asportò violentemente le suppellettili, i vasi di legno, e molte altre cose simili, ite infine a cadere in quella fossa: indi per via sotterranea scomparve agli occhi di tutti. Se non che pochi giorni dopo, giunto al confine di Teodosiopoli ricomparve, quaranta miglia lungi da Dara, ben rico-