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Chiesa romana, non più sperando di trovarne traccia che in Roma.

In Roma adunque era infatti questo IX Libro di Procopio; e l’Alemanno ragionando de’ due esemplari da lui trovati avvisa come evidentemente appariva l’uno di essi tratto dall’altro; entrambi poi mancanti del principio, e rotti per diverse lacune; il più antico mancante eziandio del fine; e il meno antico, che il fine conteneva, o più veramente, che per alcun tratto continuava oltre al termine in cui l’altro finiva, era dell’altro più guasto, e malamente scritto. L’edizione, che quel valentuomo ne pubblicò, chiaramente dimostra il lungo e diligentissimo studio, ch’egli fece intorno a questo libro, perciocché oltre avere con somma cura confrontati i passi estratti da Svida co’ suoi codici, se non ebbe modo nelle altre parti di riempiere le lacune, almeno ne chiarì la lezione dappertutto, e lo purgò di ogni macchia, di che il tempo e i copisti potessero averlo gravato. Egli fece anche di più. Con Note eruditissime andò seguendo Procopio nelle sue narrazioni, e dappertutto raccolse testimonianze a giustificazione di quanto pareva a prima vista da quello Storico detto con iscandalosa esagerazione.

L’Alemanno pubblicò in Lione la Storia segreta di Procopio l’anno 1623. Nel 1654 l’Eiscelio la riprodusse in Helmstadt: ma vi aggiunse virulente osservazioni