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ogni cosa, e i lavori dirigendo degli artefici, Autemio tralliano, senza eccezione principe degli architetti ed ingegneri non solo del suo tempo, ma di quanti erano scorsi prima; e con esso lui era pure un altro, Isidoro di nome, nato in Mileto, uomo di singolare intelligenza, e veramente degno che alla esecuzione della grande opera Giustiniano Augusto se’l chiamasse compagno. E certo è che in questo spiccò ad onor dell’Imperadore la provvidenza del Nume, il quale soggetti sì valenti a lui avea preparati per l’opera meditata; e meravigliosamente spiccò del pari l’acuto intendimento del Principe, che seppe fra tutti gli uomini dell’arte scegliere i veramente atti a corrispondere a sì alto pensiero. Così poi questa chiesa diventò quel prodigioso spettacolo, che apparisce, superiore alla capacità di chi la contempla, e alla fede di chi ne sente ragionare.

Elevata ad enorme altezza, e come nave ferma sulle ancore, questa chiesa vince tutti gli altri edifizii, e soprastassi alla città che adorna come la sua parte migliore, giustamente superba di vedersi entro il circuito d’essa sì alta, che da quella cima tutta chiaramente quanto è grande per ogn’intorno la medesima all’occhio de’ riguardanti si mostra. La larghezza e lunghezza sua è sì ben concertata che mentre l’una e l’altra è massima, nessuna può dirsi soverchia. Inesprimibile poi è il bell’effetto della sua apparenza; e sì netta e proporzionata, che in niun punto esce del giusto, in niuno manca, mentre intanto oltre ogni usato è magnifica, e nella sua vastità perfettamente per ogni verso corrispondente. Meraviglia è a dire lo splendore che