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diacono, ed egli rispose averlo fatto per ordine del vescovo, e diceva in proposito avere comando dell’Imperadore di eseguire onninamente quanto il vescovo gli commettesse. Ma negando il vescovo di avere dato un tale ordine, e dichiarando di non sapere nulla sull’avvenuto, quel priore della città, Arsenio, trovato autore del seguito omicidio, fu fatto morire, e il vescovo Paolo fu mandato in esiglio a Gaza, e Rodone col processo fattogli fu trasportato a Costantinopoli. Lettosi poi il processo al Principe dentro il palazzo, questi ordinò che Rodone fosse condotto fuori della regia città, e colà messo a morte. Lo stesso Liberato racconta pure, e cosi racconta anche Cirillo di Scitopoli,che il processo sulla morte del diacono Psoe fu bensì compilato in Alessandria coll’intervento de’Vescovi da Giustiniano aggiunti, come dice Procopio, a Liberio; ma che l’atto della deposizione di Paolo si fece in Gaza, luogo dell’esiglio, a cui era stato condannato.

Rimane a dirsi di Arsenio. Di lui dice Cirillo, poco anzi citato: Certo Arsenio, illustre per dignità, ebbe, non so per qual motivo, facile accesso all’Imperadore, e a Teodora Augusta; e costui con false informazioni li concilò contro i Cristiani, che in Palestina dimorano. E seguita narrando come il sant’uomo Saba ito a Costantinopoli per sostenere la causa dei Cristiani di Palestina, ebbe a temere anche per sé stesso a cagione della crudeltà del padre e del fratello di costui contro que’ Cristiani; e come entrambi finirono poi per quella ragione con un crudelissimo supplizio, essendo stati dai Cristiani in Scitopoli abbruciati. Cirillo ci fa conoscere il nome del padre di Arsenio, ch’era quello di Silvano.

2.° Arsenio perdette la grazia di Teodora, e se la fece nemica, unendosi al patriarca Paolo, e perciò mettendosi nel partito di quelli, che favorivano il Concilio calcedonese, di cui, come altrove si é detto, era gran protettore Giustiniano. Ma Teodora all’opposto condannava quel Concilio, ed era sostenitrice di Severo, degli Acefali, dei Monofisiti, dei Teopaschiti, e di altri settarii di quel tempo. Il che spiega Vittore Tunnense