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stificato dell’apparente sua contraddizione. Per comprendere quanto fosse fondato ciò che dice qui, non solo riguardando le somme impiegate in cose di capriccio, quando i bisogni pubblici avrebbero richiesto che la passione dell’edificare si volgesse ad oggetti necessarii, ma considerando che il capriccio portavasi sopra mere superfluità, basterà accennare i varii palazzi, che la Corte imperiale avea e nella capitale, e ne’ luoghi suburbani, senza bisogno alcuno né di fabbricarne de’nuovi, né di ampliare i sussistenti. Prima di Giustiniano ne’ diversi rioni di Costantinopoli erano cinque reggie, che l’Autore della descrizione di quella città chiama palazzi. Poi v’erano sei case divine dette auguste; poi tre chiamate case nobilissime. Tra queste nel rione primo v’erano le così dette case di Placidia, e di Marina; ed erano celebratissime. Nel rione terzo vedevasi la casa di Pulcheria, ed un’altra dello stesso nome nel rione undecimo. Due case dette di Arcadia vedevansi, nel rione nono una e l’altra nel rione decimo; e in quest’ultimo era la casa di Eudocia. Tutte queste vengono dagli scrittori comunemente dette dominicali o signorili; e in alcune di esse tennero la loro dimora gl’Imperadori; in altre vi tennero i loro tesori. I prefetti delle medesime erano chiamati curatori, persone sempre scelte tra la più cospicua nobiltà. Sotto il regno di Giustiniano si trova curatore della casa di Placidia un Zimarco, antico commilitone di Giustino I; e della casa di Marina un Giorgio, parente di Teodora. Teofane narra che i beni di Belisario, dopo che fu morto, vennero applicati alla casa di Marina; il che, se debbesi, come pare, intendere tanto de’ mobili, quanto degli stabili, chiaramente dimostra, che a ciascheduna delle accennate case era annesso un certo patrimonio per le spese alle medesime occorrenti. Tanto era il lusso, e il dissipamento della Corte bizantina! A tutti questi palazzi, e case imperiali Giustiniano aggiunse le magnifiche reggie fabbricate nell’Ereo, e nel Jeocondiano, detto Giustiniano da lui, che corrisponderebbe al subborgo oggi detto di Galata.

5.° Delle iniquità di Alessandro Psallidio, soprannominato Forfi-

Procopio. 18