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varii scritti e documenti se ne trovi nominato un solo, e dell’altro aggiungasi, che s’ignorava, o che rimaneva a dichiararsi. Imperciocché può essere accaduto, che l’Imperadore nominasse prima il console di una delle capitali, riserbandosi di poscia dominare quello dell’altra; ed é facile vedere, che il documento, o lo scritto sieno stati fatti nel tempo, in cui il console della capitale più lontana dall’Imperadore non vi fosse stato ancora annunciato. In quanto poi, riguarda alla pratica di Giustiniano di trasandare la regolar creazione annua de’ consoli per non aver a dar loro i sussidii necessarii per le feste, e le largizioni in quella circostanza occorrenti, di ciò abbiamo una riprova in Corippo, il quale fa dire in cattivi versi a Giustino II. Non solamente io ordino che si dieno gli spettacoli nel Circo, ma darò ai popoli e premii splendidissimi, e copiosissimi doni. Avrebbe dunque Giustino fatto quello, che Giustiniano avea negato di fare.

3.° Non indica Procopio in quale anno del regno di Giustiniano rimanesse guasto l’acquidotto, onde il popolo di Costantinopoli traeva l’acqua necessaria a’ suoi usi. Si sa, che nel principio del suo regno egli l’avea fatto ristaurare. E’ dunque d’uopo supporre, che ad ogni modo fosse ristaurato di poi, essendosi un’altra volta guasto. Ma ognuno vede che la minima dilazione posta era di assai funeste conseguenze per gli abitanti di sì popolosa città. Questo acquidotto era opera di Adriano, da quel magnifico Imperadore fatto costruire per la benevolenza che portava ai Bizantini. Teofane non parla che di mancanza d’acqua avvenuta l’anno trentesimo sesto di Giustiniano, a cui non giunge la Storia segreta di Procopio. Nel mese di agosto, dic’egli tale fu la penuria d’acqua, che i pubblici bagni rimasero chiusi, e presso le fonti la gente si ammazzava- Poi: nel mese di novembre non s’ebbero piogge, e per la mancanza d’acqua molte zuffe succedettero presso le fonti.

4.° Procopio, che un’opera intera scrisse sugli edifizii fatti da Giustiniano, in questo libro replicatamente lo riprova per l’eccesso, in cui cadde, essendosi già nella Introduzione giu-