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soggetti al suo scettro, parve indifferente affatto alle calamità che dalle incursioni nemiche soffrirono. Come adunque, dirà tal’uno, poté egli intraprendere e sostenere tante guerre? Facevansi le leve al momento del bisogno. I capitani generali, a cui commetevansi le spedizioni, doveano procurare di disciplinar gli arruolati. Alla virtù di que’ capitani s’ebbe a riferire l’esito delle imprese, quando questo fu buono, e alla pazienza e al sangue de’ soldati. Giustiniano potevasi prendere cura del numero di questi miserabili che perivano?

CAPO XXVII.

I.° Di questo Addeo, messo da Giustiniano alla sopraintendenza del porto di Costantinopoli, e di altro insigne scellerato di nome Eterio, parla Evagrio nel lib. 5, cap. 3, in questa maniera. Non molto dopo Giustino (II.) fece tradurre in giudizio per certo delitto Eterio e Addeo, entrambi dell’ordine senatorio, i quali lungamente erano stati principali presso Giustiniano. Eterio confessò di avere avuto in animo di avvelenare l’Imperadore, e di avere avuto complice in quella trama Addeo. Addeo col più solenne giuramento asseriva di essere affatto ignaro di tale macchinazione. All’uno e all’altro fu tagliata la testa; e Addeo nell’atto, in cui fu per ricevere il colpo, disse ingenuamente essere falso quanto in quell’affare gli veniva imputato; giusto però, e ben meritato essere il supplizio, a cui era tratto da Dio conoscitore e vindice di ogni misfatto. Imperciocché egli avea tolto di vita con certi prestigii Teodoto, prefetto di corte. Se ciò sia vero, o non sia, io non posso di certa scienza affermare. So bene che l’uno e l’altro di costoro si fu uomo scellerato. Addeo era amator pazzo di ragazzi; ed Eterio, non risparmiando alcun genere di calunnia, spogliò vivi e morti a nome della corte imperiale, mentre regnava Giustiniano.

2.° Il passo di Procopio, che riguarda il monopolio, e la concentrazione in Costantinopoli dell’arte e vendita della seta,