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sero magistrature e governi di provincia, avessero a giurare che non sarebbonsi macchiati di rapine, e non avrebbero né dato denaro per avere quelle dignità, né ne avrebbero ricevuto, e quelli che diversamente facessero, sarebbero, secondo l’espressione de’ maggiori, tenuti per sacrileghi, messo a confronto coi fatti deve naturalmente rivoltare ogni uomo di qualunque mediocre sentimento. Ma l’ipocrisia apparirà spinta all’ultimo grado di umana svergognatezza, considerando la solennità colla quale Giustiniano fece pubblicar quella legge, che é la Novella 8. Volle egli che venisse promulgata nelle feste di Pasqua, come cosa che dovea recare grande allegrezza al popolo: volle che fosse incisa in lapidi, e queste rimanessero in vista del pubblico esposte sotto i portici delle chiese: volle che un esemplare della medesima si conservasse insieme colle sacre suppelettili in tutte le chiese dell’orbe romano; e che si eccitassero tutti i popoli a rendere grazie di essa a Dio. Ciò non è tutto. In mezzo alle ampollose laudi che da a sé stesso per quella legge, la quale se fosse stata dettata di buona fede, non avrebbe fatto che provare la corruzione dominante; ed ogni provvidenza contro tale corruzione non avrebbe ecceduto per nulla i termini della più volgare giustizia; in mezzo, dissi, a tante ampollose parole aggiunge una manifesta calunnia a’suoi antecessori, dicendo, come ivi sta, che così sdegnava d’imitare quelli, che innanzi a lui imperarono, i quali per denaro conferivano le amministrazioni pubbliche. Teodosio, Marciano, Anastasio certamente non aveano mai commessa tale iniquità: anzi positivamente l’aveano con legge proscritta. Con questo complesso di calunnie, e di vanità, egli proclamava una legge, il cui principio avea già innanzi apertamente violato, e il cui testo avea in animo di violare costantemente, come fece finché visse. Dopo ciò la formula del giuramento da lui prescritto non addita più che il colmo della sua empietà. Essa porta queste parole. . . . e se non osserverò tutte queste cose nella conformità che ho detto, possa io ricevere e qui, e nel futuro secolo, nel terribil giudizio del grande Signore Iddio, e del salvator nostro Gesù Cristo, ed