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una demenza, ed una immane bestialità. Con che esuberantemente viene anche in questa parte giustificato quanto ne dice Procopio. Noi aggiungeremo allo stesso oggetto il giudizio pronunciatone da Giustino II, riferendo il seguente passo di Teofane. Finita la corsa degli aurighi, dice quello Scrittore, i faziosi tumultuavano tra loro: onde Giustino ad entrambe le parti fece fare per l’araldo questa minaccia: Voi, Veneti, dovete sapere che v’é morto Giustiniano; e voi, o Prasini, avete da tenere per fermo che per voi Giustiniano rimansi ancora vivo. La quale dichiarazione udita ch’ebbero, si quietarono tutti, e non altercarono più.

CAPO XXI.

I.° Nella così rapida dilapidazione del tesoro dell’imperadore Anastasio fatta da Giustiniano, questi può assomigliarsi a Caligola, di cui Svetonio, e Dione raccontano come in tre anni dissipò tutto l’immenso denaro, che Tiberio avea lasciato in cassa. Tra gli altri Barbari, a cui Giustiniano profuse denaro senza misura, fuvvi Ilderico, vandalo di nazione, e suo famigliarissimo. Di costui parla Procopio nel libro i della Guerra gotica in questo proposito.

2.° In quanto poi ai varii titoli, con cui Procopio dice, che Giustiniano cercò di far denaro, abbiamo in Evagrio un passo, che in compendio rafforza l’esposizione dell’autore della Storia segreta. In Giustiniano, dice Evagrio, tanta fu la cupidigia insaziabile del denaro, e sì turpe l’appetito de’ beni altrui, che per amore dell’oro vendette i beni di tutti i sudditi a quanti senza ragione alcuna vollero insidiare gli uomini. Molti, e dirò anzi innumerevoli, i quali assai sostanze possedevano, per false cause, e per bugiardi pretesti di tutte le loro fortune spogliò. Lo stesso Evagrio aggiunge: Che se qualche meretrice, buttando gli occhi sui beni di alcuno suppose di aver avuta alcuna pratica, od illecita congiunzione con lui, immantinente, purché si collegasse con Giustiniano per dividere il