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perio, che vanamente ripromettevasi. L’ Alemanno cercando i primi esempi di questa pratica non risale che ai tempi di Teodosio II, il quale fece consecrare vescovo di Smirne Ciro, Prefetto del Pretorio, presumendo che aspirasse al trono per l’acclamazione fatta a questo personaggio eminente dal popolo, dicendogli: Altra vittoria ti attende, o Ciro. Ma poteva ricordarsi, che Costanzo imperadore avea cacciato per forza il giovinetto Giuliano a fare il cherico in una chiesa miserabile dell’Asia; e la età sola lo avea impedito dal farlo consecrare diacono, o prete, o vescovo. Nè furono poi i soli Imperadori di Oriente, che simile cosa facessero, sebbene più spesso forse ripeterono questa violenza scandalosa. La storia d’Occidente non manca di questi esempi. Si obbligavano i re, e principi al cappuccio di monaco.

4.° In mille storie abbiamo indicazioni di crudeli torture. Tacito ne accenna una, che parrebbe comprendere l’estremo dell’atrocità di un tiranno. Può unirvisi questa da Teodora usata, perciocchè non la fece essa praticare col solo Diogene, di cui qui Procopio parla. L’autore della Origine di Costantinopoli rammemora un Basso, patrizio, e un Carpiano, patrizio anche esso, da lei messi a questa prova crudelissima, per la quale uscirono loro gli occhi fuori di luogo. Essa era quella, che avea minacciato Antemio di farlo scorticar vivo se non conduceva papa Vigilio a Costantinopoli.

CAPO XIX.

I.° L’atroce scempio fatto di Callinico viene raccontato anche da Evagrio, il quale apertamente si vede non averlo tratto da Procopio, ma da altre memorie, giacché egli aggiunge i nomi dei due scellerati, che Procopio avea omessi. Ecco le parole di Evagrio. Callinico, prefetto di Cilicia, perché essendo stato assaltato da due cilici, Paolo e Faustino, entrambi omicidi, i quali aveano voluto ammazzarlo, li punì conforme comportava la legge, fu fatto mettere in croce: con questo supplizio trattato in premio della sua retta coscienza, e della osservanza delle leggi.