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né forza: e quanto ne dissi potrà bastare per comprendere tutti gli altri suoi misfatti.

14.° Procopio, uno de’ principali personaggi dello Stato per l’eminenti cariche sostenute, e come dagli scritti suoi può ognuno vedere, dotto uomo, e di giusto criterio, non poteva non lasciar sentire l’interno commovimento, ond’era compreso, riferendo sì lunga serie di opere scellerate. Giudicando coi principii nostri parrà forse superstizioso ed insano, quando così seriamente dice a lui, e ai primarii uomini dell’Imperio, Giustiniano e Teodora essere apparsi, anzi che umane creature perverse, veri demonii. Ma poche osservazioni basteranno a farci vedere a che un simile modo di esprimersi si attenesse. Diremo primieramente, che de’ Sirii e de’ Palestini fu comune uso paragonare ai demonii gli uomini singolarmente iniqui. Ne abbiamo la prova negli Atti degli Apostoli, dove il Mago vien detto figliuolo del Diavolo: e nel Vangelo di s. Giovanni, ove riferisce che i Giudei dicevano di Cristo ch’egli era indemoniato, ed ove Cristo medesimo parlando di Giuda cogli Apostoli dice: uno di voi é il Diavolo. In secondo luogo veggiamo questa espressione medesima usata da Sinesio, il quale chiama in una delle sue Lettere Andronico Marzio demonio, di calamità insaziabile; e in un’altra. . . . de’ quali anche il più crudele dei demonii avrebbe avuta pietà; ma eccettuo Toante, e Andronico, i quali soli sono demonii implacabili. Non deve adunque far meraviglia, che tenesse Procopio in simile intendimento il linguaggio medesimo. In quanto a Teodora piace riferir qui un passo di Teofilo nella vita di Giustiniano, il quale spiega alquanto più estesamente perché la madre di Giustiniano si fosse, come altrove abbiamo detto, opposta al matrimonio di lui con quella donna. Teofilo dice così: Giustiniano sposò Teodora, giovine egregia, quantunque la madre di lui Bigleniza vi si apponesse, perciocché essa temeva l’indole di quella giovane, altronde acutissima e cultissima, ma d’ingegno troppo leggiero ed arrogante, come quella che potesse nuocere alla fortuna, e alla pietà del figlio. Molto più che certa vecchia indovina a Bigle-