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tra questi Triboniano questore, Tommaso maestro degli officii, Giovanni prefetto del pretorio, e Foca maestro della milizia, tutti da Giustiniano preposti alla compilazione del Codice, e tutti trattati come rei della superstizione pagana. A questi Teofane aggiunge Asclepiodoto prefetto de’ pretoriani, Macedonio referendario, e Pegasio patrizio di Eliopoli. È ben da presumere, che non fossero questi soli attaccati all’antica religione; e si è già veduto che in quella religione era nato e cresciuto Teodosio tenuto a battesimo da Belisario e da Teodora. È poi notabile che tra quelli, i quali vennero, come dice Procopio, sorpresi mentre celebravano i riti del paganesimo, fuvvi un Severo, da Teodora amato appassionatamente. Il che si raccoglie da una lettera scritta da certi monaci a Menna.

8.° Qui, come al cap. xv, Procopio promette di narrare quanto Giustiniano avea fatto contro i Cristiani Ortodossi. L’udremo fare la promessa medesima al cap. xxviii, ed ivi diremo ciò che a tale argomento appartiene. Seguiamolo intanto in ciò di che qui tratta.

9.° Al ragionamento, che Procopio fa sulle esecuzioni da Giustiniano ordinate contro i colpevoli del perverso vizio, del quale é proposito, può opportunamente servire di glossa ciò che Teodoreto riferisce di Costantino il grande. Diceva quell’Imperadore, che avrebbe del suo paludamento coperto quel vescovo, il quale egli vedesse stuprare la moglie altrui, onde non ne avessero scandalo quelli che potessero imbattersi in sì nefando spettacolo. Ed è tanto opportuno questo passo di Teodoreto, in quanto sappiamo da Teofane, come nel secondo anno del suo regno Giustiniano fu mosso a promulgare la legge, a cui Procopio allude. Ecco le parole di Teofane. In quest’anno Isaia vescovo di Rodi, ed Alessandro, vescovo di Diospoli nella Tracia, furono deposti dal loro grado, convinti d’essere corruttori di maschi, e dall’Imperadore severamente puniti. Imperciocchè fatte loro tagliare le parti virili, vennero condotti per tutta la città; e un araldo gridava: Voi, che siete vescovi, imparate a non disonorare dignità sì reverenda. Per lo