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primi sudditi di chi avea l’Imperio. Rendevano a Cesare ciò che era di Cesare. Così i Vescovi dell’Oriente doveano e tenere, e riverire, e chiamare per Signori Giustiniano e Teodora, aventi l’Imperio, qualunque fosse l’abuso che costoro ne facessero, o le particolari loro indegnissime qualità.

8.° Parecchie erano le leggi antiche riguardanti il matrimonio de’senatori; ma cospicua sopra tutte quella di Costantino, il quale in un rescritto a Gregorio così si era espresso. I senatori, o prefetti, o quelli che nella città godono la dignità di Duumviri, o quelli che sono condecorati degli ornamenti del sacerdozio, cioè della Fenimarchia, o Siriarchia, a noi piace che subiscano la macchia d’infamia, e sieno fuori delle leggi romane o per proprio giudizio, o per virtù del nostro rescritto, se abbiano voluto avere come legittimi figli nati loro da ancella, a da figlia di ancella, se da liberta, o figlia di liberta, se da scenica, o figlia di scenica, se da taverniera o figlia di taverniera, o da vile, ad abbietta persona, o da figlia di lenone o arenario, o che pubblicamente presedette a’ mercimonii. Fu questa legge, che Giustiniano fece abolire a Giustino; e allora per la prima volta si udì nel mondo romano come venivano approvate le nozze di senatori con persone abbiette. Ma è da osservarsi, che la nuova legge di Giustino non parla che delle donne sceniche: cosi portando il caso di Giustiniano e di Teodora. Nell’appendice, che apporremo a queste Note, si vedrà la legge di Giustino, e se ne osserverà il tuono ipocrita, dettatura manifestissima di Giustiniano.

9.° E quella legge e le nozze precedettero di poco la proclamazione di Giustiniano in Imperadore. L’epoca di essa è annunciata da Marcellino di questa maniera. L’anno CXCVII dalla edificazione della regia città, Giustino imperadore, Giustiniano suo nipote per parte di sorella, già dianzi da lui dichiarato nobilissimo, creò partecipe del suo regno, e successore nel medesimo. Più specificatamente si annuncia su di ciò Evagrio. Egli dice: Avendo Giustino regnato otto anni, nove mesi e tre giorni, prese a collega nell’imperio Giustiniano,