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di lei, non sarebbe mancato chi si onorasse degli obbrobrii di Giustiniano. Non tutte si sono conservate le memorie riguardanti la fortuna delle sorelle di Teodora. Non si sa cosa accadesse della minore di esse, Anastasia, né a chi fosse data in isposa. Di Comitona però sappiamo, e ce lo dice Teofane, che l’Imperadore creò supremo comandante dell’esercito dell’Armenia Sitta, uomo bellicoso e valorosissimo, e gli diede in moglie Comitona, sorella di Teodora Augusta. Così quel biografo. Ma é incerto, se Sofia, moglie di Giustino II, fosse figliuola di Comitona, o di Anastasia, poiché non viene indicata da Vittore Tunnense che come nipote di Teodora. Cosi perfettamente ignorasi, se fossero di Anastasia, o di Comitona figli, Giovanni, che fu console onorario, e Giorgio, curatore dello spedale di Marina.

3.° Il Pseudo-Gordiano volle nobilitare Teodora: Aimoino nella sua opera delle Imprese de’ Franchi raccolse ogni diceria sparsa intorno a quella donna, e ad Antonina; e ne fece un romanzo. Ecco un passo suo. Giustiniano e Belisario, dic’egli, un certo giorno con alcuni loro coetanei andati in un lupanare veggono due donnette della stirpe delle Amazzoni, già schiave, ed ivi prostituite. Essi le traggono di là, e se le menano a casa. Una di esse avea nome Teodora, l’altra Antonina. Giustiniano sposò Teodora, e Antonina fu sposata da Belisario. Così si scriveva la storia allora!!

3.° Teodora, che Procopio dice essersi acerbamente condotta colle sue compagne di mestiere mentre era nella prima condizione, dovette pur vederne di buon occhio qualcheduna. Osserviamo infatti che due n’ebbe care, e le chiamò presso di sé in corte: queste furono Grisomalla, e Indara. Non é perita la memoria di ogni particolar caso di Teodora prima della sua elevazione. L’Autore delle Antichità di Costantinopoli racconta, che Teodora moglie del grande Giustiniano, dopo il suo ritorno di Paflagonia, abitò nell’Embolo, (porticato in città) ove per la povertà in cui era, filava la lana, di tal modo sostenendosi. Quando poi pervenne all’Imperio, essa in quell’abbietta