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cagione, che gli altri Scrittori hanno addotta, prova l’incertezza del titolo; e che è più da credere a Procopio, come meglio informato. Ed ha ben espresso il vero motivo, positivamente affermando non esservene stato alcun altro.

2.° Di Vitaliano si è parlato di sopra. Teofane, interessato a scemare i misfatti di Giustiniano, ha detto che il popolo di Costantinopoli fu quello che trucidò Vitaliano, pei molti, che quando prese le armi contro Anastasio avea uccisi. Ma che quel popolo volesse anzi bene a Vitaliano, e lo bramasse imperadore, lo comprovano le acclamazioni fattegli di viva Vitaliano patrizio molti anni! Molti anni a Vitaliano ortodosso! come riferisce Epifanio di Tiro. Teofane è poi anche contraddetto da Vittore Tunnense contemporaneo, il quale apertamente dice: Vitaliano dentro il palazzo, nel luogo, che i Greci chiamano il delfico, dicesi ucciso dalla fazione di Giustiniano patrizio. E se così dicevasi, come Teofane non travolse il fatto? Sembra poi manifesta nel carattere di Giustiniano la cagione di questa perfidia. Vitaliano era maestro della milizia; e morto lui Giustiniano fu designato capitano delle romane legioni. Per assumere questo sì importante comando avea bisogno che Vitaliano non vivesse.

3.° Erano assai antiche nell’Imperio le fazioni de’ Veneti e de’ Prasini. Questi distinguevansi col color verde: quelli col ceruleo. L’origine loro è riferita ne’ Collettanei citati di sopra. Ivi leggesi: Enomao fu il primo ad inventare i colori de’ Circensi, coi quali volle rappresentare quasi il contrasto della terra e del mare. Si gittavano le sorti: quegli a cui toccava di far le veci della terra combattendo, vestiva l’abito verde: e vestiva il ceruleo quegli che faceva le veci del mare. Questo combattimento fu da Enomao stabilito pel giorno ventiquattresimo di marzo. Se avesse vinto il color verde, tutti speravano la fertilità della terra: Se il ceruleo, aveasi fede che il mare sarebbe stato tranquillo per la navigazione. Delle sedizioni di queste due fazioni parlano ampiamente Evagrio, Marcellino, Teofane e Zonara. De’ Veneti, e de’ Prasini si fa menzione, siccome vedremo altrove da chi scrisse di Caligola e di Vitellio.