Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/248

214

2.° Del rimanente la Storia prova ad esuberanza la empietà di Teodora in violare gli asili sacri. Anastasio nella vita di papa Vigilio riferisce le parole, con cui essa ordinò ad Antemio di arrestare quel pontefice: esse sono queste: Alla sola Basilica di s. Pietro abbi riguardo: chè se troverai Vigilio o in Laterano, o in Palazzo, o in qualunque chiesa, mettilo sopra una nave, e menalo a noi. Diversamente io ti farò scorticar vivo. Vigilio fu tratto dal tempio di s. Cecilia in Roma, e da quello di s. Eufemia in Calcedonia.

3.° La morte di Teodosio, e la riconciliazione di Belisario con Antonina, furono forse le cagioni, per le quali Teodora non pensò più a Fozio, che abbiamo veduto fatto monaco in Gerusalemme. E qui é da dire perché Teofane lo chiami Fotino, essendo questo il nuovo nome che assunse allora, secondo l’uso antico, che pur continua anche tra noi, quando uno dal secolo passa a qualche istituto religioso. Questo Fotino col tempo diventò abbate del monastero; e sotto il regno di Giustino II fu mandato commissario imperiale per pacificare le Chiese dell’Egitto, e di Alessandria.

4.° La malattia, onde allora trovossi Giustiniano in pericolo, fu un’ulcere alla vescica. Si credette guarito per miracolo attribuito a certo Sansone, patrizio romano, uomo, nel libro degli Edifizii dal N. A. chiamato pio, e che il Metafraste ha riguardato come santo nella vita che ne ha scritta. Si parlerà in appresso di altra malattia di Giustiniano.

5.° E perché la diceria nel campo sparsa a proposito della supposta morte di Giustiniano interessò tanto Teodora, che ne prese sì crudele vendetta? Procopio non lo spiega: ma s’intende facilmente. Non avendo essa figli, che potessero succedere al trono, presumevasi che quella donna, finissima d’ingegno, e d’altronde avidissima di dominare, avrebbe cercato di far inalzare all’Imperio uno, il quale sposandola le conservasse l’influenza avuta fino allora. Onde ogni pensiero, che a quel suo segreto si opponesse, era per esso lei un affare gravissimo. Guai dunque a chi avesse in alcun modo messa lingua in tal cosa! Teodora