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era a lei venuto in grazia tanto, che salito era ad ampio credito, ed a grande ricchezza, e finalmente alla dignità di senatore. Era costui in cuore samaritano; ma per non perdere l’alta fortuna, a cui vedeasi inalzato, si era astutamente ascritto a’ Cristiani; e il padre, e il fratello di lui, dissimulata la setta de’ loro maggiori, coll’ appoggio del suo credito, e dalle persuasioni sue spinti, in Scitopoli i Cristiani vessarono con ogni genere di contumelie: il che in fine produsse che eccitatasi contro di loro una fazione di cittadini furono entrambi strascinati a crudelissima morte. Ma un tal fatto fu anche l’origine di molti mali pei Palestini; ed Arsenio, quantunque autore di tutti i tumulti colà nati, dai Principi non ebbe altro gastigo, se non quello di essere allontanato dalla corte, onde su quegli affari non essere più infastiditi dai ricorsi de’ Cristiani.

Ora questo Arsenio, come se fosse per fare cosa grata all’Imperadore, non molto dopo andò insieme con Paolo in Alessandria, tanto per essergli in ogni altra cosa d’aiuto, quanto principalmente per trarre a sé co’ suoi intrighi gli Alessandrini. Imperciocché bisogna sapere che costui vantavasi d’ essersi, dacché fu escluso dalla corte, applicato a studiare i dogmi de’ Cristiani: con che disgustò Teodora, la quale, come in appresso dirò, rispetto a tale argomento era di sentimento contrario a quello dell’Imperadore. Installato intanto che fu Paolo in Alessandria diede in mano del prefetto Rodone il diacono Psoe affinché lo mettesse a morte, dicendo lui solo fargli ostacolo per eseguire quanto l’Imperadore comandava. Rodone dalle frequenti