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all’anno. Queste cose durarono sino all’arrivo in Italia di Alessandro Forficula. Ma costui levò via subito tutto; e l’imperador de’ Romani Giustiniano, informato del fatto, gli diede la sua approvazione, e in molto onore ebbe colui, il quale odasi come in questo suo viaggio trattò gli Elleni. Gl’indigeni abitanti presso le Termopili già da assai tempo tenevano ivi un presidio, e temendosi le incursioni de’ Barbari nel Peloponneso, essi facevano la guardia a vicenda presso il muro, onde le strette di que’ monti sono chiuse. Capitato Alessandro colà, quasi curasse assai gl’interessi de’ Peloponnesii disse non aversi a confidare nel presidio di villani in quel luogo; e decretò che vi si tenesse una guarnigione di due mila uomini, i quali però dovessero essere pagati, non già dall’erario pubblico, ma sivvero dalle singole città della Ellade, incamerando nel tempo stesso tutti i fondi che servivano al mantenimento de’ teatri civici sotto pretesto di provvedere a quel presidio; e intanto né nella Ellade, né in Atene medesima fu più pensato a quanto i pubblici spettacoli, o gli edifizii, od altri comodi urbani richiedevano. E queste operazioni del Forficula Giustiniano approvò ed aggradì. Di ciò basti: passiamo ora a’ poveri di Alessandria.

Fra i causidici di Alessandria era un certo Efesto, il quale entrato prefetto, con crudele severità compresse bensì la plebe sediziosa, ma i cittadini ridusse a calamitoso stato. Imperciocché costui, messo in monopolio ogni genere di cose venali in tutte le piazze della città, escludendo gli altri venditori, e a sé stesso unicamente il diritto riserbando delle vendite, ad arbitrio della pre-