Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/193


159

pel pagamento di tali residui. Ma Giustiniano in trentadue anni di regno non fece mai siffatta grazia ad alcuno. Per questo i poveri al ritorno delle epoche doveansi disperatamente fuggire; e le probe persone erano soggette ad interminabili calunnie, accusati di avere in addietro pagato meno di quanto le loro possessioni fossero tassate. D’onde venne che tanta povera gente, meno forse per la paura delle nuove imposte, che della minacciata esazione, grave ed iniquissima, di partite che attribuivansi a lontanissimi tempi, dovettero cedere i loro fondi o ai bricconi officiali, o al fisco. S’aggiunga, che devastate miseramente in gran parte l’Asia dalle armi de’ Persiani e de’ Saraceni, e l’Europa tutta dai saccheggiamenti degli Unni e degli Schiavoni, colle città demolite, con quasi ogni sostanza perduta, coi popoli tratti insieme colle loro robe in servitù, colle contrade intere ogni giorno messe a ruba, e da coloni abbandonate, Giustiniano mai non liberò dai tributi altri che quelle sole città, che fossero state prese dai nemici; e queste unicamente esentò per un anno. Eppure a provvedere secondo che lo stato delle cose e il tempo richiedevano, non sarebbe neppure bastata l’esenzione del pagamento de’tributi estesa a sette anni, siccome l’imperadore Anastasio avea praticato. Cabade era partito dalle provincie dell’Imperio lasciando tutto intatto; ma Cosroe avea messo a ferro e a fuoco tutto, e in orribili calamità con ciò immersi i popoli. Or que’ medesimi, ai quali sarebbe stato un miserabile e quasi ridicolo sussidio l’esenzione di una parte del tributo, e tutti gli altri che sì spesso nell’ Oriente aveansi veduti