Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/189


155

governo della repubblica, la mercede de’ministri d’ogni dignità od egli o i prefetti scelleratamente usurparonsi; e gl’impiegati furono non pertanto costretti, come schiavi vilissimi, e sebbene pressati da povertà somma, a servire a quanti in tutto questo tempo comandarono.

La massima parte del frumento, che a Costantinopoli in copia abbondantissima era stato già portato, avea patito tanto, che s’era imputridita. Pure quantunque non fosse più buono per cibo degli uomini, egli lo fece distribuire a rate alle città dell’Oriente, obbligandole a comprarlo a prezzo assai più alto che se fosse stato di qualità ottima. I popolani che aveano dovuto comprarlo a sì ingiusto prezzo, non ebbero che a gittarlo in mare, o nelle fogne. Quello poi che sano ed abbondantissimo si conservava in Costantinopoli, fece egli vendere alle città travagliate da carestia, ma a prezzo doppio di quello che si fosse valutato alle provincie, le quali abbondanti del genere lo somministravano a titolo di tributo. E poiché nell’anno appresso la raccolta fu scarsa, e le navi che recavano a Costantinopoli il frumento, ebbero un carico minore del bisogno, Pietro, in tali angustie poco capace di trovar rimedio, cercò di far portarne una grande quantità dalle campagne della Bitinia, della Frigia, e della Tracia, obbligando i coloni a condurlo con grande loro fatica, prima sino al mare, indi con non minore pericolo sino alla capitale stessa, e a riceverne vilissimo prezzo; e finalmente a risentir tanto danno, che preferirono pagarne il prezzo doppio venendo esentati dal somministrarlo ai pubblici granai.