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dita. Stato poi arruolato tra soldati pretoriani a tale improbità giunse, che a Teodora piacque quanto mai altri, e le si prestò facilissimo a trovar modo di eseguire ogni suo più iniquo attentato. Rimosso pertanto Teodoto, che si era sostituito al Cappadoce, questo Pietro eglino misero nel posto di lui, onde tutto andasse conforme volevano. Incominciò costui a privare delle paghe castrensi il soldato: e ciò senza alcuna vergogna, e senza timore. Poi mise in vendita più turpemente che prima si fosse fatto le dignità. Diminuì di molto lo stipendio a quelli che ne assumevano l’empio mercato: abbandonò le sostanze e le vite de’provinciali alla cupidigia di costoro; e a sé e al compratore del governo della provincia contata che fosse la convenuta somma diede amplissima facoltà di rubare, o di rapire. Dal Capo dello Stato procedeva quel mercato delle vite de’cittadini; e quegli appalti della ruina delle città trattavansi ne’ tribunali primarii, o nel pubblico Foro. E allora andò in provincia un ladrone legale, chiamato Collettore, per intascare il denaro già pagato per la carica compra; ed era verso innocenti uomini di una sevizie implacabile. Finalmente Pietro, tra i tanti subalterni del suo officio, molti de’quali erano pur onesti, prescelse e adoperò i cattivi. Né fu egli il solo che così facesse: lo stesso fecero e quelli che prima di lui, e quelli che dopo di lui ebbero quella dignità. E la stessa turpitudine commise il Maestro degli officii; la stessa commisero i Palatini delle largizioni, i così detti Privaziarii, e Patrimoniali: tutti infine i magistrati urbani e municipali: imperciocché fin da quando questo tiranno prese il