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tri ne istituì, onde avere più delatori, e più facilmente condannare ai supplizii le innocenti persone. Uno di questi fu il pretore della plebe, che avea la punizione dei furti; l’altro fu l’inquisitore, che dovea conoscere de’ concubiti co’ ragazzi, degli stupri, prepostevi delle donne, e della superstiziosa e falsa religione. Il pretore adunque incominciò ad attribuire all’Imperadore le più notabili cose rubate, dicendo non trovarsene i padroni; ed in questo modo l’Imperadore ogni giorno acquistava preziosissimi effetti. L’inquisitore sentenziando a morte i rei dei delitti, de’ quali era fatto giudice, portava all’Imperadore tutto ciò che di loro gli fosse piaciuto; ed egli senza alcun diritto delle altrui dovizie si arricchiva. Il che dico per la ragione che gli officiali di questo magistrato da principio né istituirono con alcuna formalità l’accusa, né presentarono testimoni per comprovare i delitti, e questi rimasero sempre incogniti; e senza giudizio i rei vennero occultamente puniti della vita e de’ beni. In ultimo questo infame finì con dare a codesti due magistrati, e al prefetto della città, l’incombenza di procedere senza alcuna differenza contro tutti i delitti, ponendoli a gara a chi di loro più uomini, e più presto, mandasse in ruina. Raccontasi, che uno di questi avendogli domandato a chi in ispezialità appartenesse una causa, che poteva forse portarsi a ciascheduno, rispose: apparterrà a quello che con giudicarne avrà prevenuto i colleghi.

Né in meno indegni modi trattò la questura, della quale tutti gli altri Imperadori in addietro s’aveano dato pensiero singolarissimo, volendo essi che fosse eser-