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nati. Tutte queste cose or compendiosamente, e poco prima diffusamente narrate, avvennero regnante costui, uomo, o demonio che fosse, e di tanta calamità degli uomini verissimo autore. Quelle però che sono per aggiungere, avvennero per opera di non so quale forza di furia a noi ignota. E alcuni le attribuirono ad un genio a lui compagno, e alla violenza di quello; altri dissero essere Iddio adirato cogli uomini, odiare l’Imperio romano, ed avere data a perniciose furie la podestà di fare tutti que’ grandi e diversi mali, onde regnante Giustiniano le generazioni a lui soggette furono sì ampiamente percosse. Presso la città di Edessa lo Scirto con gravissimo danno degli abitanti tutto allagò il paese all’intorno. In Egitto il Nilo, solito ad inaffiar quelle terre, al tempo debito si ristette, e fu cagione ai coloni dei disastri che già narrai. Il Cidno ingrossatosi oltre misura per molti giorni fece uno stagno di quasi tutta la città di Tarso, nè quel fiume calò se non dopo averla ruinata orribilmente. Antiochia, principale in Oriente, e la vicina Seleucia, e l’inclita Anazarbo in Cilicia, furono da tremuoti rovesciate. E chi sa dire le ruine in esse fatte, e le miserie de’ loro abitanti? Nè furono queste le sole: chè oltre esse Ibera, Amasia, città nobilissime del Ponto, e Poliboto di Frigia, e quella che dai popoli di Pisidia è chiamata Filomida, e Licnido in Epiro, e Corinto, tutte sino da antichissimi tempi piene di popolo, in questo tempo quasi interamente insieme co’ loro cittadini rimasero distrutte. A questi disastri succedette la peste, di cui ho fatta già parola, per la quale quasi la metà di quelli ch’erano rimasti, si vide perire. Que-