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parto, perché non poteva a cagione del medesimo continuar nel mestiere di guadagnare prostituendosi, temendo ch’ ella attentasse alla vita del fanciullo, se lo portò seco in Arabìa, ove già pensava dianzi di andarsene. Died’egli a quel fanciullo il nome di Giovanni; e di poi, venuto il padre prossimo alla morte, già fatto il figlio adulto, alla madre fece sapere tutto l’occorso. Quel figlio, fatti i funerali convenienti al padre, dopo un certo tempo venne a Costantinopoli, e a’ famigli che potevano aprirgli l’ingresso alla madre, raccontò quanto lo riguardava. Credettero essi che essendo madre nulla d’inumano avrebbe macchinato contro di quel giovine; e le annunciarono essere suo figlio Giovanni in anticamera. Ma paventando ella che il marito giugnesse a sapere la cosa, fattosi venire innanzi il figlio, ad uno de’ domestici, che in tal genere di affari le serviva, lo consegnò; e che fine avesse quel misero non si seppe mai; né, morta ch’essa fu, alcuno lo vide.

Nel tempo, che io discorro, corrottissimi erano i costumi di quasi tutte le donne, le quali impunemente con somma licenza peccavano verso i mariti, e querelate d’adulterio, venivano rimandate libere da ogni pena. Imperciocché interpellata immantinente l’Imperatrice, se contro di esse fosse uscita sentenza, era riveduto il processo, e giudizio affatto contrario pronunciavasi. Né solamente andavano esse immuni dalla pena del loro delitto; ma davasi a delitto ai mariti che non avessero addotte giuste prove; e condannavansi a pagare ad esse doppia dote; e molti in oltre erano battuti, e cacciati a marcire in carcere, e ridotti a vedere quelle